Posts contrassegnato dai tag ‘Square 23’

 

frontedefinitivoQuali sono le ricerche più frequenti su Google degli utenti di Internet? Rifiuti, calamità naturali, violenze sociali, pornografia, oggetti bizzarri che popolano il nostro mondo.

Alessandro Caligaris si è dedicato a una ricerca, non scientifica, ma molto attenta, sui principali trend di ricerca, per estrarre dal web immagini simbolo dei temi più cliccati.

Da Tiger ha comprato album per disegno incorniciati e li ha utilizzati per riprodurre, rielaborandole, alcune centinaia delle immagini selezionate.

retrodefinitivoNasce così la personale “Collection on Demand“, che inaugura venerdì 10 maggio alle 18 negli spazi di Square 23, in via San Massimo 45.

Centinaia di schizzi incollati alle pareti, pezzi unici, in vendita a costi decisamente contenuti, per rendere l’arte accessibile anche in tempi di crisi.

Bozzetti che diventano lo spunto per opere “on demand”. Sarà infatti possibile chiedere la riproduzione dell’opera preferita in diversi formati. Anche in forma di puzzle.

Attraverso i codici QR che costelleranno le pareti della galleria sarà inoltre possibile accede a una serie di contenuti multimediali attraverso il sito di Alessandro Caligaris.

Alcuni immagini dell’inaugurazione di “Cemento“, la personale degli Urbansolid a Square23 (via San Massimo 45), fino al 24 febbraio.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Si muove sul sottile confine tra legalità – sfidandone il concetto e ridefinendola di volta in volta – e libertà – d’azione e d’espressione.

Clet Abraham non è partito dalla “strada” e forse non ha nemmeno scelto la “strada”. Si potrebbe dire che è stato trovato dalla strada e dai cartelli segnaletici, presenza ingombrante nelle città, “colonnelli dei tuoi movimenti attraverso un linguaggio che ci standardizza”.

I cartelli rappresentano l’autorità. Obbighi e divieti.

Clet, affascinato dai colori e dalla luce del vinile dei cartelli, ha deciso di sostituirli alla tela per andare incontro alle persone e interagire con il loro significato, imperativo e costrittivo.

Con la sua opera cerca di renderli meno banali, infondendo vita nell’omino nero – l’“uomo comune” – che vive racchiuso nel limitato e limitante spazio del cartello.

Tutto ebbe inizio nel 2009, col Cristo crocifisso sul segnale a “T” della strada senza uscita. Da allora l’interazione di Clet con la segnaletica stradale si è mossa principalmente in tre direzioni.

Attraverso la Passione, rivisitata sempre sul segnale di strada senza uscita; gli angeli e i demoni sugli obblighi di direzione; o la mano divina che fuoriesce dalle nuvole indicando implacabile i bambini, che corrono sul segnale di pericolo che si trova solitamente nei pressi delle scuole, ha sviluppato una serie di suggestioni legate al tema della spiritualità. Semplificandola dai dogmatisti e portandola in strada. Tra i passanti. E gli automobilisti.

Partendo dall’omino nero che rimuove (o sega) il segnale di divieto, si sviluppa poi la riflessione dell’artista sui temi della libertà e della legalità. “I cartelli stradali sono imposizione delle istituzioni, più ce ne sono più marcano il territorio”. Altri spunti di riflessione sul tema sono offerti dalla cintura che slacciandosi scioglie il divieto di sosta, la palla al piede aggiunta all’omino dei lavori in corso o la nave che affonda, trascinata dall’ancora dell’obbligo di direzione.

C’è poi una terza zona meno definibile di lavori, solo all’apparenza più leggeri e giocosi. L’uomo comune alla guida del divieto d’accesso; l’uomo vitruviano imprigionato nel segnale di divieto, la freccia che trafigge il cuore o la moneta da un euro. E tra queste, anche le opere pensate per le città che le ospitano. L’uomo comune che disvela il velo della Sindone a Torino, la Tour Eiffel che si innesta sul divieto di svolta a Parigi, o ancora la Union Jack che emerge a Londra dal divieto di sosta.

Nel gennaio 2011 l’“uomo comune” vive un’evoluzione/rivoluzione fondamentale. Si libera definitivamente dei limiti imposti dai cartelli, diventa scultura (a dimensione umana) e passeggia sul Ponte alle Grazie di Firenze. Per sette giorni, prima di essere rimosso.

A Torino Clet, per dare nuovamente tridimensionalità al suo personaggio, torna alla genesi del suo lavoro in strada, trasformando in scultura la Crocifissione sul segnale di strada senza uscita.

E se il’”Cristo – omino comune” venisse davvero crocifisso?
E se “uscisse” dal cartello?

Ultime battute per PicTurin.

 

 

E’ stato “spacchettato” palazzo Richelmy con l’opera di Augustine Kofie, procede il lavoro di Mr Thoms, si è aggiunta come “fuori programma” l’opera dell’argentino Rojo Romamentre MrFijodor e Corn79 hanno concluso gli ultimi ritocchi alla facciata dell’Hiroshima Mon Amour.

 

Così in strada…

Nel frattempo Mr Fijodor e Corn 79 hanno allestito negli spazi di Square 23, “OPPOSTI“, mostra che unisce le due anime artistiche della coppia di street artist.

Il racconto di quello che si può trovare nella galleria di via San Massimo 45 nel servizio di TeklaTV, realizzato in occasione del vernissage, sabato 7 ottobre (la mostra è aperta fino al 3 novembre):

 

Tenetevi liberi per il pomeriggio di giovedì 7. GaloArtGallery e Square23 inaugurano in sequenza due mostre assolutamente da non perdere.

Ecco la timeline della giornata.

A partire dalle 17,30 la GaloArtGallery fa doppietta: BR1 & SEACREATIVE (resteranno in mostra fino al 21 luglio)

Il lavoro di BR1, negli ultimi anni, ha travalicato i confini cittadini ed è andato alla conquista del mondo, grazie al soggetto particolarmente incisivo che ricorre nelle sue opere, la donna musulmana, velata.

Nelle sue composizioni artistiche, BR1 utilizza il velo burka, tema di stringente attualità, spesso ancora misterioso per i non musulmani. I personaggi vengono ritratti con tipiche tonalità pop, che fanno da soggetto a texture di affissioni pubblicitarie cartacee strappate e ricomposte, che ricordano i celebri décollage di Mimmo Rotella.

Con lui ci sarà Seacreative, che nelle sue opere dà vita a un microcosmo di personaggi, che non appartengono a nessuna città, a nessun panorama urbano specifico. Volti con espressioni stupite, attonite, assenti che appartengono solo alla mente dell’artista, che rielabora spunti e suggestioni provenienti dal mondo reale, lasciando allo spettatore diverse chiavi di lettura interpretativa.

 

 

Alle 18 tocca a Square23, con “Kalaa Kaari” (“Fare arte” in Hindi), una mostra di Mattia Lullini e Raw Tella (visibile fino al 23 giugno).

Mattia Lullini e Raw Tella sono recentemente rientrati da un viaggio in India, dove per un mese e mezzo hanno disegnato, dipinto e fotografato, lavorando fianco a fianco con artisti locali. Inizialmente hanno preso parte all’organizzazione di “Extension Khirkee”, definito da The Sunday Guardian: “il primo festival di street-art dell’intera India”.  Nato quasi spontaneamente, il festival si è svolto in uno dei quartieri più difficili e socialmente interessanti di Nuova Delhi.

Successivamente Mattia e Raw Tella si sono confrontati con Hauz Khas Village, quartiere completamente diverso per vocazione e dinamiche sociali. La mostra “Kalaa Kaari” presenta una selezione di lavori originali, fotografie, documentazione e cimeli ispirati e provenienti dal viaggio appena concluso.

Con la primavera la street art torna a sbocciare, più in galleria che per strada… E anche StreetArTO torna a far germogliare le sue pagine.

Mentre alla GaloArt Gallery è in corso la mostra “The Classy Clash of Stylie Styles“, che mette insieme i lavori di Sjoco Sjon (Amsterdam) e di Sister Flash (Torino)

Xel inaugura la sua personale alla POW Gallery, affiancando i “cavalli di battaglia”, o meglio i pulcini, a nuovi lavori (il trittico delle carte da gioco), con un rimando alle origini da writer.

Da Square23, il milanese Andrea Mattoni espone “Reblogging“, con la sua visione del web dipinta su tela, muri e copertine di CD.

Domani (venerdì 20 aprile) da Amantes inaugura “Vecchie e nuove resistenze“, personale di Xumia, che a ridosso del 25 aprile propone una propria riflessione sul significato attuale della parola “Resistenza”.

Buona visione!

È possibile fare un viaggio in poco più di 16 metri quadrati? Nella galleria Square 23, di via San Massimo 45, sì.

Basta seguire il cammino di Orma il Viandante, alias di Emanuele Mannisi, costellato di icone street urbane. Sei tele, interventi a parete, frasi di raccordo. E la musica indipendente a fare da motore. Tra carcasse di treni, ancore e aquiloni, risuonano le suggestioni sonore di Diaframma e soprattutto Marta sui Tubi, band che ha anche ispirato il titolo della personale, “Perché non pesi niente”.

Il viaggio si dipana tra i ricordi, che affiorano attraverso il linguaggio della serigrafia e degli stencil, suddivisi in due spazi speculari, che rappresentano le due anime della mostra. “Ricordi” è una parete pensata come un compendio visivo del viaggio, dal triciclo dell’infanzia, al treno della gioventù, fino all’aeroplano, incastonato tra un frammento della canzone “Elena” dei Diaframma. Il tutto è ricoperto di ruggine, tappezzeria strappata alle pareti e dimenticata al suolo.

Il passaggio verso “La svolta” è sottolineato dalle parole dello scrittore francese J. C. Izzo: “Mettersi in regola con la vita significa mettersi in regola con i ricordi”. Cumuli di valigie e bagagli, con il loro peso effimero fatto di storie leggere. Questa dicotomia è racchiusa in un grande stencil a parete che raffigura un aquilone bloccato nella sua lieve ascesa da una pesante ancora… Ma forse, a ben guardare, è l’ancora che sembra perdere peso, trascinata dall’aquilone tra le parole di Paul Verlaine vergate sulla parete: “Più vago e solubile nell’aria / senza nulla che pesi o che posi”.

Pochi pezzi, molte suggestioni. Una mostra da vedere con calma – c’è tempo fino al 7 marzo -, per raccogliere le emozioni che Orma il Viandante ha tirato fuori dal suo fagotto e lasciato depositare, come le colate di vernice che scivolano sui muri, dando una costante sensazione di precarietà, di non finito. Di infinito, annullando i confini del dipinto. E così lo scoiattolo col fagotto in spalle che chiude – o ricomincia? – il viaggio sembra libero di muoversi sulle pareti, oltre la tela.

[Su La Stampa del 07.03.2012]

Qui sotto la gallery completa delle immagini: 

Questa presentazione richiede JavaScript.

Clet Abraham è passato da Torino nel fine settimana. Non ha lasciato segni sui cartelli della città – sarebbe quasi ora di tornare a distribuire qua e là l’”uomo comune”, visto che soprattutto in centro qualche mano solerte ha provveduto a rimuoverne molti -, in compenso, ieri ha lasciato un cartello (con l’”uomo comune” che si porta via il segnale di divieto di accesso) da Square 23.

E in una sorta di gemellaggio tra le “strade” di Torino e  Firenze è ripartito con un lavoro di Sergio Luongo, che affronta il tema della crocefissione (rivisitato anche da Clet sui segnali di strada senza uscita), e un quadretto di Ermenegildo Nilson, che ironizza sul suo rapporto col proprio cane.

Capita anche questo al numero 45 di via San Massimo, in un pungente lunedì dicembrino: Clet, Davide, Sergio, Skià, Ermenegildo Nilson a chiacchierare sul marciapiede, studiando possibili collaborazione incrociate. Possibilmente “on the road”.

 

Continuano i lavori a Cantiere 25.

Dopo Ak, Halo Halo, Weed, Jins, Davem, Mattia Lullini, Skesis e Mauro 149 dei Truly Design, il piano inferiore si sta popolando dei personaggi e delle falene di MP Cinque (short video qui sotto).

Anche per oggi (giovedì 8 dicembre), dalle 15 alle 20, via Berthollet sarà pedonalizzata, in occasione del Live Painting Movie Scene organizzato da Square 23 sulle immagini de “L’Odio“, con Alessandro Caligaris e Davide Andreazza aka Shirk.

A proposito di Square 23… qui sotto un breve video realizzato da KillCoffee Video in occasione del Live Painting su plexiglas di Halo Halo e Jins negli spazi di via San Massimo 45