BR1 & Seacreative, alla Galo Art Gallery fino al 21 luglio…
In un primo momento è l’impatto cromatico a colpire il visitatore. Da una parte il murale di Seacreative, col suo arancione penetrante, dall’altra una cascata azzurra di carta accartocciata.
Quindi emergono le linee, i dettagli, le immagini. Sulla parete si delinea lo sguardo attonito tipico dei personaggi che popolano la mente e le opere di Sea. Osservata più attentamente, l’installazione di BR1 è un serpentone che risale sulla balconata della Galo Art Gallery, fino al piano superiore. Un enorme intestino, composto da rotoli di carta dei pannelli pubblicitari, che si srotola fino a liberare frammenti di poster, schegge di immagini e parole. La sensazione è quella di entrare nel ventre creativo dell’artista, che nelle sue opere gioca con i messaggi dei cartelli pubblicitari.
Abituato lo sguardo all’impatto abbagliante di questi due grandi pezzi di benvenuto, si iniziano scorgere le tele: occhi intensi che spuntano dietro un velo, nelle donne musulmane di BR1; personaggi sospesi tra quotidianità metropolitana e paesaggi onirici sulle tele di Seacreative.
Su una parete un mosaico di fotografie mostra le opere dei due street artist nel loro habitat naturale: i muri delle città.
Si iniziano a unire i puntini e l’insieme che emerge è dirompente. Più che rinchiudere la street art tra le pareti di una galleria, l’esposizione visibile fino al 21 luglio sembra essere riuscita nell’intento di aprire la galleria alla strada.
A questo punto la visita può avere inizio. Ci si può immergere nei dettagli che popolano le tele di Seacreative; ci si lascia spiazzare dalle donne musulmane di BR1, che addentano hamburger, sfoggiano guantoni da boxe o impugnano banane come fossero pistole.
Tra tele colorate e quadri in bianco e nero si delinea il lavoro di ricerca dei due artisti. Tratti netti per raccontare sfumature, la donna musulmana come paradigma, uomini sospesi, la chiave fumettistica per dar forma a input metropolitani, il decollage dei cartelloni pubblicitari per rubare spazi nelle pause di disattenzione dei passanti occasionali.
Da La Stampa del 12.06.2012
















