Archivio per la categoria ‘Eventi’

ozmo fishStili completamente differenti, ma grande stima reciproca. Nasce da questi presupposti l’alchimia artistica tra il pisano  Gionata Gesi aka Ozmo e il newyorkese trapiantato a San Francisco Jeremy Fish. Dall’incontro dei loro lavori nasce l’esposizione “From Lines To Shadows”, alla Galo Art Gallery fino al 26 gennaio. Disegni, serigrafie, grandi e piccole tele raccontano questi due mondi: da una parte i personaggi e gli animali grotteschi di Jeremy Fish, dall’altra i lavori dal forte impatto visivo, densi di messaggi, di uno delgi artisti che ha contribuito a gettar ele basi di quella che sarebbe poi diventata la street art italiana.

3Le case sospese e i pulcini perennemente affamati di Xel approdano per la prima volta a Bologna, con la personale “Urban Stories“, nello spazio di Fiorile + De Diseño (in via Caldarese 1/2).

 

 

Messaggi politici e sociali si nascondo dietro linee che richiamano i comics: case volanti a formare città sospese sulle nuvole, alberi dal lungo fusto, ai cui piedi si affolla una miriade di pulcini, che attende famelica del cibo che sarà sempre insufficiente per sfamarli tutti…

 

 

across rewritingQual è lo stato dell’arte della scena “street”? Una risposta abbastanza esastiva la si può trovare da Amantes, in via Principe Amedeo 38/a. Fino al 5 gennaio saranno in esposizione i lavori di “Across Rewriting”, ricognizione annuale di Roberto Tos sulle proposte artistiche degli street artist su supporti 30 x 30. Sono 92 quest’anno i lavori esposti nella vetrina del locale e la proposta è decisamente varia. A partire dai supporti: non solo la classica tela, c’è chi preferisce il legno, chi ha costruito supporti dotati di una profondità che permette di giocare con le prospettive e chi ha appeso un pezzo di muro 30 x 30… in fondo è street art! E se vi volete divertire con un semplice giochetto: provate a trovare il neo di Marilyn tra le forchette.

Carrellata in galleria:

 

Venerdì 9 ottobre 2012
Ore 21,30
Paratissima 12 – stand A12

Clet Abraham - perfromance “La Crocifissione” live. Ecco come è andata:

Music: “Dream” by Journey

Dalla stazione Lingotto della metropolitana all’ex MOI – sede di Paratissima 12 – il cammino è segnato dalle “frecce con polsino” di Clet Abraham. Perdersi è impossibile, non vi potete sbagliare.

 

Dunque, non ci sono scuse per perdersi la performance di Clet, questa sera (venerdì 9/11) alle 21,30, nello stand A12: la Crocifissione live.

 

Segui le frecce:

Si muove sul sottile confine tra legalità – sfidandone il concetto e ridefinendola di volta in volta – e libertà – d’azione e d’espressione.

Clet Abraham non è partito dalla “strada” e forse non ha nemmeno scelto la “strada”. Si potrebbe dire che è stato trovato dalla strada e dai cartelli segnaletici, presenza ingombrante nelle città, “colonnelli dei tuoi movimenti attraverso un linguaggio che ci standardizza”.

I cartelli rappresentano l’autorità. Obbighi e divieti.

Clet, affascinato dai colori e dalla luce del vinile dei cartelli, ha deciso di sostituirli alla tela per andare incontro alle persone e interagire con il loro significato, imperativo e costrittivo.

Con la sua opera cerca di renderli meno banali, infondendo vita nell’omino nero – l’“uomo comune” – che vive racchiuso nel limitato e limitante spazio del cartello.

Tutto ebbe inizio nel 2009, col Cristo crocifisso sul segnale a “T” della strada senza uscita. Da allora l’interazione di Clet con la segnaletica stradale si è mossa principalmente in tre direzioni.

Attraverso la Passione, rivisitata sempre sul segnale di strada senza uscita; gli angeli e i demoni sugli obblighi di direzione; o la mano divina che fuoriesce dalle nuvole indicando implacabile i bambini, che corrono sul segnale di pericolo che si trova solitamente nei pressi delle scuole, ha sviluppato una serie di suggestioni legate al tema della spiritualità. Semplificandola dai dogmatisti e portandola in strada. Tra i passanti. E gli automobilisti.

Partendo dall’omino nero che rimuove (o sega) il segnale di divieto, si sviluppa poi la riflessione dell’artista sui temi della libertà e della legalità. “I cartelli stradali sono imposizione delle istituzioni, più ce ne sono più marcano il territorio”. Altri spunti di riflessione sul tema sono offerti dalla cintura che slacciandosi scioglie il divieto di sosta, la palla al piede aggiunta all’omino dei lavori in corso o la nave che affonda, trascinata dall’ancora dell’obbligo di direzione.

C’è poi una terza zona meno definibile di lavori, solo all’apparenza più leggeri e giocosi. L’uomo comune alla guida del divieto d’accesso; l’uomo vitruviano imprigionato nel segnale di divieto, la freccia che trafigge il cuore o la moneta da un euro. E tra queste, anche le opere pensate per le città che le ospitano. L’uomo comune che disvela il velo della Sindone a Torino, la Tour Eiffel che si innesta sul divieto di svolta a Parigi, o ancora la Union Jack che emerge a Londra dal divieto di sosta.

Nel gennaio 2011 l’“uomo comune” vive un’evoluzione/rivoluzione fondamentale. Si libera definitivamente dei limiti imposti dai cartelli, diventa scultura (a dimensione umana) e passeggia sul Ponte alle Grazie di Firenze. Per sette giorni, prima di essere rimosso.

A Torino Clet, per dare nuovamente tridimensionalità al suo personaggio, torna alla genesi del suo lavoro in strada, trasformando in scultura la Crocifissione sul segnale di strada senza uscita.

Equilibri instabili, funamboli su linee in bianco e nero, profili che divetano paesaggi, mondi solcati da volti stilizzati. Il Black Concept Show di Werther & Masss Petrone è ospitato dalla Galo Art Gallery di via Saluzzo 11/g, fino al 17 novembre. Il torinese Massimiliano Petrone da un lato propone curiosi animali rivisitati in chiave grafica, crendo una sorta di bestiario fantastico, dall’altro gioca con le favole. C’è il bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie e i personaggi principali di Pinocchio. Le sue linee, dense ma essenziali, si mescolano ai lavori sospesi tra grafica e pittura del milanese Werther, che racconta con ironia personaggi celebri, da Lenin a Marilyn, a Shakespeare.

MicroRecensione da LaStampa 06/11/2012

BIO degli artisti:

Massimiliano Petrone
Nato il 4 marzo 1983 a Torino. Si è diplomato nel 2003 presso il liceo artistico Renato Cottini e ha frequentato l’Accademia Albertina di Torino.
“Eclettismo, stravaganza, peculiarità fisionomiche di anime urbane hanno ispirato il mio lavoro negli ultimi anni. I prossimi progetti si baseranno sulla ricerca di evoluzione, sperimentazione e contaminazione di nuove realtà, come se fossi un cacciatore di anime in mondi visionari.”

Werther
Nato e cresciuto 33 anni fa a Milano, figlio d’arte.
Abbandono la facoltà di Disegno Industriale nel 2006, lì nizio a disegnare seriamente ma tutti i ricordi d’infanzia si muovono in mezzo a tele, colori e pennarelli…
Per ora mi interessa sperimentare il segno, cercare di creare un misto tra grafica e pittura, esasperando il punto come segno grafico… rigorosamente greyscale, tranne alcune eccezioni.
Il significato che metto nelle opere è a volte intricato, fin troppo, a volte leggero, che sfiora il no-sense. Ma di sicuro non voglio stupire, non mi interessa.
Divoro immagini e libri e la loro suggestione iconografica e fotografica.
Ora vivo a Torino e faccio un po’ di ping pong con Milano, tra mostre e visite di amici.
dopotutto son nato lì.

Anche Opiemme sarà tra i protagonisti a The Others – con la galleria Zak, di Monteriggioni. Stand B12, dal 9 all’11 novembre.
Così dal testo critico di Nicoletta Betta:
Ci sono finito, in questa cella, perchè credevo che con la lotta armata avrei ottenuto la pace, per me, per la mia gente. Un vecchio sogno, condiviso da tante ideologie, da tutte le forme di fondamentalismo: quale era la mia? Non importa, non più. Ottenere la pace con la guerra: una pace imposta, ma che a volte è il male minore; una pace fittizia, sotto cui ribollono forze pronte a esplodere. 
Dopo tanti anni, ancora non l’ho capito, se per costruire la pace vera si debbano usare anche le armi
Su un vecchio libro di scuola leggo “L’antifrasi è una figura retorica che consiste nell’affermare una cosa intendendo il suo opposto”: ecco qual è la colpa che sconto, ho disegnato la pace con l’alfabeto della guerra“.

 
 

Sparita in strada, torna in carcere.

Dall’organizzazione di The Others ci fanno sapere… ”a proposito dell’opera censurata di BR1… BR1 parteciperà a The Others e riprodurrà proprio l’opera censurata nell’area comune del carcere (nella zone del cortile, dove ci saranno attività e performance nel Teatro e dove sarà allestita l’aera ristoro)“.

Dunque chi l’ha persa in strada, potrà ritrovarla dal 9 all’11 novembre nell’ex carcere Le Nuove.
Non solo. BR1 sarà protagonista assieme a GEC di PUBLIC/PAPERS (Cella C16).
Questo il testo di presentazione del progetto:
“Public/papers rappresenta la riflessione degli artisti GEC e BR1 sull’utilizzo della carta all’interno della società, in momenti e con metodi diversi tra loro. Tra le migliaia di lavorazioni di tipo cartaceo che circondano la nostra quotidianità, l’analisi degli artisti è stata incentrata sui biglietti gratta&vinci e sui manifesti pubblicitari, diversi tra loro ma accomunati dal fatto di esistere solo se prodotti su larga scala e facilmente reperibili nel contesto urbano. Tale riflessione nasce dall’incremento esponenziale delle vendite di gratta&vinci nei luoghi pubblici e dall’ intensificarsi della presenza dei manifesti pubblicitari di tipo commerciale. L’elevato quantitativo di materiale prodotto ogni giorno viene raccolto, esaminato, sperimentato e ricollocato in un contesto pubblico con una finalità di tipo artistico, prima che questo ritorni ad essere automaticamente un rifiuto. GEC ha raccolto circa 12.000 gratta&vinci grazie ad un progetto partecipato in cui, servendosi dei social network, ha coinvolto tabaccherie e singoli individui su tutto il territorio nazionale per raccontare, disegnando e colorando i gratta&vinci stessi, un’Italia industriale al tramonto, su cui sta lentamente calando il buio. BR1, strappando dai pannelli pubblicitari i manifesti scaduti, realizza grandi opere pubbliche applicando i suoi poster sul decollage stesso,  trasformando così un elemento del corredo urbano strettamente commerciale in spazio artistico restituito alla collettività”.

Dopo la parentesi delle girandole veneziane, il progetto di Gec sui gratta&vinci trova finalmente una forma definitiva.

 

E se il’”Cristo – omino comune” venisse davvero crocifisso?
E se “uscisse” dal cartello?